BACH BWV 248

 

Il Coro Polifonico Turritano, l’Associazione Polifonica Santa Cecilia di Sassari, la Camerata Artemisia di Roma, i Conservatori di Sassari e Cagliari hanno collaborato nell’esecuzione dell’Oratorio di Natale BWV 248 di Johann Sebastian Bach.

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Prova generale aperta al pubblico – Porto Torres, 4 gennaio 2013 – Basilica di san Gavino, ore 20.30 (Cantate 2-4-5)

Concerto – Sassari, 5 gennaio 2013 – Chiesa del Rosario, ore 21

Nel 1734 Bach concepisce il grandioso affresco dell’Oratorio di Natale in un momento professionalmente difficile. Le continue diatribe con le autorità di Lipsia, la città dove prestava servizio come “Kantor” e “Director Musices”, la scarsa considerazione per il proprio lavoro e il bisogno di maggiori entrate economiche per soddisfare le esigenze della numerosa famiglia, già da qualche anno lo spingevano a cercare valide alternative presso altre città o corti europee. Anche la sua presa di servizio presso l’antica Thomasschule della città, nel 1723, non era nata sotto i migliori auspici: Bach era la terza scelta tra i candidati per il prestigioso incarico e persino il giorno del suo insediamento ci furono problemi e polemiche procedurali tra autorità civili e religiose per la sua nomina. Eppure da queste premesse ebbe origine il più prodigioso ciclo artistico – musicale della storia: per i ragazzi della Thomasschule, che prestavano servizio musicale nelle chiese della città, Bach compone i suoi capolavori assoluti.  Le Passioni, tre cicli di cantate, gli Oratori, il Magnificat, senza contare le Messe cattoliche dedicate a corti non riformate, testimoniano una straordinaria produttività insieme a una profondità artistica ed estetica assolutamente senza pari. Non è difficile quindi comprendere, per il non più giovane e deluso Kantor, il riciclaggio di sue precedenti composizioni per le feste natalizie del 1734/35: il materiale delle sei cantate che compongono l’Oratorio, una per ognuna delle festività luterane da Natale all’Epifania, è infatti tratto in gran parte da precedenti opere, tra l’altro soprattutto di argomento profano. Il procedimento del travestimento parodistico da un genere all’altro non deve stupire: era comune durante tutto il periodo barocco riutilizzare materiale prezioso a prescindere dal genere e dalla sua destinazione originale. Tra l’altro Bach con un’attenta collocazione dei vecchi brani, insieme ai recitativi e ai corali di nuova composizione, riesce a creare un’unitarietà che ha fatto del ciclo uno dei suoi lavori più popolari ed eseguiti fino ai giorni nostri. La narrazione della nascita di Cristo segue il filo conduttore dell’Evangelista che nei suoi recitativi ricalca i noti passi di Luca e Matteo, mentre le arie e i cori svolgono fondamentalmente una funzione di commento, individuale o collettivo, e di riflessione edificante sull’azione attraverso i testi poetici attribuiti al principale collaboratore di Bach all’epoca: Christian Friedrich Henrici, detto Picander. Solo raramente infatti i solisti e i cori impersonano direttamente i personaggi o entrano direttamente nella narrazione come spesso avviene nelle Passioni dello stesso autore.

L’esecuzione in due giornate di un tale monumento della musica ha richiesto un impegno organizzativo e produttivo straordinario per il territorio, straordinario per le dimensioni e per la collaborazione tra ben cinque soggetti, due istituzionali e tre privati, in una regione non sempre aperta al dialogo tra i vari organizzatori. In particolare la presenza dei due Istituti di Alta Formazione nell’Isola è rappresentativa della valenza didattica oltre che artistica del progetto. Tra i solisti due grandi artisti come Gloria Banditelli e Sergio Foresti mentre la parte strumentale è stata curata dagli eccellenti musicisti che la Camerata Artemisia ha raccolto da ogni parte d’Europa, specialisti del settore che vantano collaborazioni di assoluto prestigio nell’ambito e nelle problematiche della musica antica.

A questo proposito va rilevata la diversa filosofia delle due serate che hanno racchiuso l’esecuzione completa dell’opera: la prima,  eseguita con strumenti e intonazione moderni, pur nel rispetto della prassi dell’epoca, mentre nella produzione di gennaio sono stati un organico ridotto e degli strumenti copie di modelli antichi, nell’intenzione di ricreare un risultato il più vicino possibile alle intenzioni dell’autore, secondo le indicazioni della più avanzata filologia musicale odierna. Gli ampi e complessi interventi corali sono stati assegnati a questo proposito alla Polifonica Santa Cecilia e al Coro Polifonico Turritano: i due cori della regione più ricchi di riconoscimenti nazionali e internazionali hanno partecipato in quest’ottica, secondo le differenti caratteristiche dei loro organici e all’orchestrazione specifica delle due parti.

Proprio il confronto tra le due modalità esecutive, tra studenti che si avviano nel mondo del lavoro artistico e professionisti affermati, tra noi, uomini moderni, e la straordinaria musica di uno dei più grandi capolavori del passato, è sicuramente alla base dell’interesse in questo progetto e nel suo risultato.

(a cura di Gabriele Verdinelli)